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Epidemia dolosa DI HIV: una forma di persecuzione di genere contro le donne

Rappresentanza e difesa della parte civile Associazione Differenza Donna nel processo penale definito con la sentenza di condanna per lesioni gravissime contro Valentino Talluto che ha volontariamente contagiato oltre trenta donne con l’HIV.
La condotta è stata ritenuta configurare il delitto di lesioni gravissime aggravate dall’insanabilità della malattia «procurata dal contagio, alla luce pure di quanto precisato al riguardo dai due consulenti del PM (nel senso che il virus rimane comunque all’interno dell’organismo, sia pure arginato dalle terapie laddove siano efficaci) e stante la sicura prevedibilità in capo all’imputato […] della gravità e insanabilità della malattia provocata dal contagio; sia quella dei futili motivi attesa la sproporzione tra la volontà di intrattenere rapporti sessuali forieri di contagio realizzando un maggiore appagamento senza preservativo, da anni e in tutti i contesti suggerito nei rapporti a rischio».

Corte di assise di Roma, 27 ottobre 2017, n. 15, est. Terranova.

Violenza domestica e femminicidio
Rappresentanza e difesa dei familiari nel processo per il femminicidio di Federica Ventura La Corte di Cassazione conferma la condanna a trent’anni di Ferdinando Carella per il femminicidio di Federica Ventura, uccisa dal marito il giorno in cui veniva a sapere della volontà della donna di separarsi alla presenza dei suoi figli in tenera età. L’imputato è condannato anche per i maltrattamenti cui ha sottoposto la moglie durante il matrimonio emersi grazie all’attività difensiva svolta dalle avvocate Teresa Manente e Marta Cigna.
Mutilazioni genitali femminili e visto di ingresso urgente

Rappresentanza e difesa di una donna somala rifugiata in Italia nella richiesta di visto di ingresso per le figlie a rischio di mutilazioni genitali femminili nel paese di origine
Il Tribunale di Roma, sezione XVIII, riconosce fondata la richiesta in urgenza introdotta per conto della rifugiata e ordina il rilascio di visto per ricongiungimento familiare a favore delle tre figlie minorenni della ricorrente e dell’anziana madre, anche quest’ultima meritevole di protezione per il rischio di ritorsioni per aver protetto le nipoti dalle mutilazioni genitali femminili.

 

Decreto n. cronol. 8443/2018 del 13/06/2018

Diritto all’indennizzo per le vittime di reati violenti

Rappresentanza e difesa nel procedimento contro la Presidenza del Consiglio dei ministri per inadempimento della direttiva europea 2004/80/CE
Le avvocate Teresa Manente e Marta Cigna hanno ottenuto la condanna dello Stato italiano al risarcimento del danno pari a 90 mila euro in favore di una donna residente in Italia che aveva subito reato di violenza sessuale di gruppo in Italia, per non aver correttamente applicato la direttiva europea 2004/80/CE, così pregiudicando i diritti della vittima a ricevere adeguato ristoro: «è stato accertato l’inadempimento del Governo Italiano che si è limitato a regolare (peraltro tardivamente) la procedura per l’assistenza alle vittime di reato commesso in altro Stato membro residenti in Italia, ma non ha dato attuazione al disposto dell’articolo 12 par. 2 che imponeva agli Stati di provvedere a che la normativa interna prevedesse un sistema delle vittime di reati intenzionali e violenti commessi nei rispettivi territori».
La decisione è stata confermata dalla Corte di appello di Roma e la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha conseguentemente pagato l’indennizzo alla vittima.

 

Tribunale Civile Roma, Sez. II, ord. 30 dicembre 2014

Obblighi di protezione delle vittime di violenza di genere e dei loro figli dalla vittimizzazione secondaria

Rappresentanza e difesa nel caso Mercurio c. Italia, pendente dinanzi alla Corte europea per i diritti umani e delle libertà fondamentali
L’avvocata Rossella Benedetti, dopo aver assistito la ricorrente dinanzi alle giurisdizioni interni, ha presentato ricorso contro l’Italia per violazione degli articoli 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti), 8 (diritto al rispetto della vita privata) e 14 (divieto di discriminazione) nei confronti della signora Mercurio e dei figli minori, costretti a visite protette in contesti inadeguati a tutelarne l’incolumità ed esponendoli a grave vittimizzazione secondaria.

Gli stereotipi sessisti impediscono l’accesso alla giustizia delle donne

Rappresentanza e difesa nel caso F. contro Italia pendente dinanzi al Comitato CEDAW
Le avvocate Teresa Manente e Ilaria Boiano hanno sottoposto al vaglio del Comitato CEDAW la vicenda processuale che ha coinvolto la signora F.: vittima di violenza sessuale da parte di un carabiniere, condannato in primo grado, diviene bersaglio di stereotipi discriminatori e sessisti dinanzi alla Corte di appello di Cagliari che assolve l’imputato.


Il Comitato CEDAW è chiamato a verificare le violazioni derivanti dal trattamento processuale subito dalla signora da parte delle autorità italiane.

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