201906.08
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La libertà sessuale è inviolabile, ma la prostituzione non è il destino delle donne

L’Avv. Teresa Manente, che ha rappresentato l’Associazione Differenza Donna dinanzi alla Corte costituzionale nel giudizio di legittimità della legge Merlin, esprime soddisfazione per la decisione della Suprema Corte. Nella motivazione della sentenza n. 141/2019 la Corte costituzionale chiarisce che “In base all’art. 41, secondo comma, Cost. la libertà di iniziativa economica è tutelata a condizione che non comprometta altri valori che la Costituzione considera preminenti: essa non può, infatti, svolgersi «in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Nella specie, la compressione delle possibilità di sviluppo dell’attività di prostituzione che deriva dalle norme censurate è strumentale al perseguimento di obiettivi che involgono i valori ora indicati. Tali obiettivi si identificano segnatamente, anche alla luce delle ricordate indicazioni dei lavori preparatori della legge n. 75 del 1958, nella tutela dei diritti fondamentali delle persone vulnerabili e della dignità umana. È, in effetti, inconfutabile che, anche nell’attuale momento storico, quando pure non si sia al cospetto di vere e proprie forme di prostituzione forzata, la scelta di “vendere sesso” trova alla sua radice, nella larghissima maggioranza dei casi, fattori che condizionano e limitano la libertà di autodeterminazione dell’individuo, riducendo, talora drasticamente, il ventaglio delle sue opzioni esistenziali. Può trattarsi non soltanto di fattori di ordine economico, ma anche di situazioni di disagio sul piano affettivo o delle relazioni familiari e sociali, capaci di indebolire la naturale riluttanza verso una “scelta di vita” quale quella di offrire prestazioni sessuali contro mercede”.

Nell’atto di intervento l’associazione Differenza Donna ha chiarito che  il fenomeno della prostituzione, come quello della violenza di genere, riguarda prevalentemente le donne, che sono circa l’85% delle persone che si prostituiscono.

I dati di Eurostat[1]e Havoscope chiariscono univocamente che il 90% della prostituzione non proviene da una presunta “scelta libera”, e dunque la prostituzione cosiddetta libera, per differenza da quella oggetto di coercizione, risulta incidere solo per un 10% sul totale.[2]

Tali dati trovano conferma anche in Italiadove l’82% della prostituzione è femminile, mentre il 15% transgender e 3% maschile. La prostituzione da immigrazione è molto elevata, tra le più elevata in Europa[3].

Il 60% si prostituisce per strada e il 40% in luoghi chiusi (case, club, ecc.)[4]. È stimato che il 37% delle prostitute è minorenne. Sul punto si precisa che la stima è di sicuro approssimativa per difetto, in considerazione del fatto che le ragazze tendono a dichiarare, secondo quanto emerge dalla nostra esperienza un’età maggiore di quella che hanno realmente, anche su ordine degli sfruttatori.

Dalle stesse ricerche emerge che la quasi totalità dei clienti (95%) sono uomini sia per la prostituzione femminile sia per quella maschile e transgender.

Laprostituzione e lo sfruttamento sessuale sono dunque fenomeni correlati e connotati fortemente dal genere, con donne e ragazze che vendono i loro corpi, volontariamente o sotto coercizione, e uomini che pagano il servizio offerto, disinteressandosi di verificare la concreta condizione in cui versano le donne e le ragazze da cui acquistano prestazioni sessuali.

Un altro dato da considerare è che la prostituzione coinvolge in numero sproporzionato donne e ragazze migranti, provenienti da contesti sociali ed economici di estrema povertà e connotati da radicata discriminazione e violenza di genere.

La Commissione europea per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere ha allertato gli Stati membri a valutare la “disperazione finanziaria” quale forma di coercizione che spinge le donne a entrare nel circuito della prostituzione, evidenziando come “l’attuale crisi finanziaria sta facendo sentire i suoi effetti in quanto sono sempre più le donne (soprattutto giovani o madri sole) che entrano nel mondo della prostituzione nel proprio paese o arrivano dai paesi più poveri del sud dell’Unione europea per prostituirsi al nord”[5].

Anche il Comitato CEDAW, organo di monitoraggio dell’attuazione della Convenzione contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne nelle Osservazioni conclusive al settimo rapporto del Governo italiano nel 2017 ha espresso preoccupazione circa l’entità del fenomeno della prostituzione in Italia e la conseguente minaccia dei diritti fondamentali delle donne. Il Comitato ha sollecitato l’Italia ad intensificare gli sforzi per ridurre la domanda di prostituzione prevedendo anche forme di campagne di sensibilizzazione rivolte ai clienti. Sul tema sempre il Comitato CEDAW aveva già richiamato l’Italia nel 2011, esprimendo preoccupazione per la reiterata presentazione di disegni di legge che da un lato ripropongono la regolamentazione e dall’altro avanzano misure di criminalizzazione delle donne coinvolte nella prostituzione, ignorando invece l’esigenza di prevedere programmi di supporto alle donne per l’uscita dalla prostituzione.

Si evidenzia, infine, che a fronte dell’alto numero di donne e ragazze coinvolte nella prostituzione, nel suo sfruttamento e nella tratta di esseri umani sul territorio italiano, si è registrato un decremento nel perseguimento dei reati correlati al fenomeno e si è dimezzato il numero delle vittime identificate[6].

La Corte Costituzionale, pur non ammettendo formalmente l’intervento dell’associazione Differenza Donna, non ha potuto ignorare quanto documentato e ha precisato come “in questa materia, la linea di confine tra decisioni autenticamente libere e decisioni che non lo sono si presenta fluida già sul piano teorico – risultando, perciò, non agevolmente traducibile sul piano normativo in formule astratte – e, correlativamente, di problematica verifica sul piano processuale, tramite un accertamento ex post affidato alla giurisdizione penale”.

A ciò si affiancano, secondo la Corte, anche preoccupazioni di tutela delle stesse persone che si prostituiscono – in ipotesi – per effetto di una scelta (almeno inizialmente) libera e consapevole. Ciò in considerazione dei pericoli cui esse si espongono nell’esercizio della loro attività: pericoli connessi al loro ingresso in un circuito dal quale sarà poi difficile uscire volontariamente, stante la facilità con la quale possono divenire oggetto di indebite pressioni e ricatti, nonché ai rischi per l’integrità fisica e la salute, cui esse inevitabilmente vanno incontro nel momento in cui si trovano isolate a contatto con il cliente (pericoli di violenza fisica, di coazioni a subire atti sessuali indesiderati, di contagio conseguente a rapporti sessuali non protetti e via dicendo).

Riguardo, poi, alla concorrente finalità di tutela della dignità umana, è incontestabile che, nella cornice della previsione dell’art. 41, secondo comma, Cost., il concetto di «dignità» vada inteso in senso oggettivo: non si tratta, di certo, della “dignità soggettiva”, quale la concepisce il singolo imprenditore o il singolo lavoratore. È, dunque, il legislatore che – facendosi interprete del comune sentimento sociale in un determinato momento storico – ravvisa nella prostituzione, anche volontaria, una attività che degrada e svilisce l’individuo, in quanto riduce la sfera più intima della corporeità a livello di merce a disposizione del cliente.


[1]La prima relazione Eurostat in assoluto con dati ufficiali sulla prostituzione è stata pubblicata nell’aprile 2013 http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-is- new/news/news/2013/docs/20130415_thb_stats_report_en.pdf.

[2]European Parliament, Policy Department, Sexual exploitation and prostitution and its impact on gender equality European Commission 2014

[3]Si veda Eurostat, 2013.

[4]TAMPEP International Foundation (2010) National Mapping Report (WPA Mapping 2010) Annex 4 ; https://tampep.eu/

[5]Mary Honeyball, Relazione su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere, 3.2.2014, Parlamento europeo.

[6]OSCE Special Rpresentative on trafficking in human beings, Italy -country visit, 2013, http://www.ohchr.org/EN/Issues/Trafficking/Pages/visits.aspx