201906.08
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Quando l’accesso delle donne alla giustizia è ostacolato dalla cultura sessista:Patrizia Pagliarone esposta allo stalker, alla gogna mediatica e ad un processo vittimizzante

Patrizia Pagliarone è stata per tre volte vittima: prima della condotta persecutoria di Buscemi che ha utilizzato finanche il processo per continuare ad umiliarla rea di aver deciso di interrompere la relazione con lui.

Poi è stata vittima del percorso giudiziario e delle sue inefficienze, infine massacrata dalla campagna denigratoria resa possibile dalla stampa.

Il nostro ordinamento è dotato di strumenti giuridici astrattamente idonei a tutelare i diritti e gli interessi delle donne che fanno esperienza di violenza di genere nelle relazioni intime, ma se tali strumenti non sono adeguatamente attivati, tutto l’iter giudiziario arriva persino ad aggravare le conseguenze del trauma psicofisico cui le vittime sono esposte sfociando nella cd vittimizzazione secondaria. Le indagini sono durate tre anni e a distanza di quattro anni dai fatti denunciati in querela Patrizia Pagliarone è stata sottoposta ad un esame testimoniale durato tre udienze, in assenza di qualsivoglia misura di protezione pur prevista dalla legge.

Patrizia Pagliarone non ha visto mai porre un freno alle condotte processuali ed extra processuali di Buscemi ed è stata lasciata senza tutela, in balia del programma di demolizione della sua integrità e credibilità da parte dell’imputato che peraltro ha introdotto nel processo materiale probatorio non affidabile.

Il dibattimento di primo grado durato tre anni si è concluso con una sentenza di assoluzione fondata esclusivamente su pregiudizi sessisti, colpevolizzandola per non avere saputo prima chiudere in maniera drastica e definitiva la relazione con il Buscemi. A nulla sono valse le dichiarazioni di Patrizia Pagliarone che ha sempre riferito di aver paura di quell’uomo che imponeva la sua presenza in ogni dove e di essere stata minacciata, picchiata, continuamente pedinata e controllata dallo stesso finanche davanti alla Casa delle Donne di Pisa dove lei si rivolgeva per chiedere aiuto. La Pagliarone ha riferito anche delle violenze commesse nei confronti di terze persone intervenute in difesa di lei.

In sede di appello è stata riconosciuta l’infondatezza delle argomentazioni del giudice di primo grado e Buscemi è stato dichiarato responsabile del reato di atti persecutori riconoscendo la piena credibilità di Patrizia Pagliarone condannando il Buscemi anche al risarcimento del danno. La Corte però pur riconoscendo la penale responsabilità del Buscemi si è trovata a dover pronunciare la prescrizione del reato.

Buscemi proponeva ricorso in Cassazione e in quella sede il Procuratore Generale non solo ha chiesto il rigetto del ricorso di Buscemi perché infondato ma ha anche chiesto la condanna dello stesso al pagamento di un’ammenda per inammissibilità del ricorso.

In data odierna la Suprema Corte ha depositato la sentenza con cui rinvia il processo per la valutazione del danno da reato al giudice civile competente per valore in grado d’appello. Non intendiamo tacere sui danni conseguenti al trattamento processuale riservato in questi anni a Patrizia Pagliarone, un trattamento indegno di un paese civile e democratico che merita il vaglio della Corte di Strasburgo per violazione dei diritti fondamentali della mia assistita.

Avv. M. Teresa Manente