201811.29
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Il Bollino rosso del governo: mera propaganda, siamo in un paese nel quale le donne non sono credute e per questo rischiano la vita ogni giorno

L’avv. Teresa Manente è stata intervista dal Luisa Rizzitelli su Letteradonna.it. 

Di seguito un estratto dell’intervista, che si trova qui nella versione integrale

Il problema della violenza maschile è una questione sociale strutturale e culturale. Le campagne di sensibilizzazione, comunque insufficienti, hanno prodotto di certo un primo risultato: progressivamente le donne denunciano prima, perché il ruolo dei centri antiviolenza è maggiormente conosciuto, perché consapevoli del pericolo in cui versano e si rivolgono alle autorità per chiedere protezione, soprattutto in fase di separazione. Tuttavia, la risposta delle autorità è inadeguata, intempestiva e disomogenea sul territorio italiano.

In Italia abbiamo un grande problema di credibilità delle donne in uscita dalla violenza. Non a caso nella maggior parte dei casi di femminicidio le donne avevano già denunciato, ma il pericolo è stato sottovalutato. In altri casi le donne non hanno denunciato per paura di ulteriori violenze, vivendo in un contesto sociale che ancora le colpevolizza e giustifica i maltrattanti. In tale direzione di occultamento della violenza maschile nelle relazioni di intimità va anche il disegno di legge Pillon così come altri disegni di legge attualmente depositati.

Non servono altre misure, non abbiamo bisogno di propaganda sulla pelle delle donne. Le leggi ci sono e ciò è stato evidenziato in ogni sede, dalla Corte europea di Strasburgo all’ONU. Il problema è la loro attuazione. Il cosiddetto bollino rosso è in realtà già previsto dal codice di procedura penale che a seguito della legge n.119/2013 prevede una corsia preferenziale di trattazione dei procedimenti per i reati di stalking, violenza sessuale, maltrattamenti. Il problema è la non applicazione di tale disposizione in tutti gli uffici giudiziari (art. 132 bis disp. Att. C.p.p.).