201704.10
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Quali misure possibili in caso di pericolo per l’incolumità delle donne dopo la scarcerazione dell’autore di violenze? La Procura di Tivoli applica le misure di prevenzione antimafia


A seguito del recepimento della direttiva 2012/29/UE nel nostro codice è stato introdotto l’art. 90 ter c.p.p. che prevede l’obbligo di comunicazione alla persona offesa che ne faccia richiesta dei provvedimenti di scarcerazione e di cessazione della misura di sicurezza detentiva così come dell’evasione. Tale disposizione costituisce un importante segnale per le autorità che sono chiamate a valutare con attenzione le richieste di applicazione di misure di protezione in fase successiva alla scarcerazione degli uomini condannati per violenza nei loro confronti.

Non di rado, infatti, accade che le donne continuino ad essere destinatarie di minacce di ulteriore violenza.

Dinanzi ad una situazione di questo tipo si pone il problema di individuare misure adeguate di protezione.

Una soluzione innovativa e coerente con i principi sanciti dalla Convenzione di Istanbul (art. 50) è stata offerta dalla  Procura della Repubblica di Tivoli in persona del dr. Francesco Menditto.

Questi, su istanza dell’avvocata Maria Tiso dell’ufficio legale dell’associazione Differenza Donna, ha richiesto  l’applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con divieto di soggiorno di cui al d.lgs. n.159/2011 a tutela di una donna e del figlio minore nei confronti del marito, condannato in via definitiva per maltrattamenti e lesioni e da poco rimesso in libertà.

La sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Roma ha accolto la lettura convenzionalmente orientata del d.lgs 159/2011 proposta dalla Procura di Tivoli delineando nuove prospettive di difesa del diritto delle donne di vivere libere dalla violenza.